Ceramica monocottura, bicottura o gres porcellanato?

Nella scelta di pavimenti e rivestimenti è impossibile non imbattersi in questi tre termini.

Ma cosa scegliere, e soprattutto, perché?

Per darvi un quadro più completo facciamo un passo indietro.

La storia della piastrella ceramica in Italia ha una storia molto lunga; appresa la tecnica inventata nei paesi orientali, intorno al 1200 si instaurano i primi distretti produttivi tra Emilia Romagna e Toscana.

Tra gli anni '50 e gli anni '70 dilagano le piastrelle bicottura dal colore bianco o pastello, usate prettamente per i rivestimenti. Erano infatti caratterizzate da bassa resistenza agli urti e al camminamento.

È intorno agli anni '80 che la produzione in monocottura rende maggiormente utilizzabile la ceramica per i pavimenti. Ma è negli ultimi anni che entra in gioco la vera rivoluzione: il gres porcellanato.

A differenza delle ceramiche del passato, prodotte con argille italiane (prevalentemente caratterizzate dal colore rosso) cotte a 900-1000 gradi, il gres viene realizzato con argille provenienti dall'estero con una buona miscela di sabbie e feldspati che permettono una cottura che arriva fino a 1200-1300 gradi e conferiscono alla piastrella una robustezza e lavorabilità unica.

Vengono così prodotti materiali di grandi dimensioni con finiture pressoché infinite: effetto marmo, effetto legno oppure fantasie materiche ineguagliabili..

Questi prodotti hanno spazzato via anche i marmi e le pietre, molto richieste fino agli anni '90.

Insomma per pavimenti o bagni di grande qualità e forte impatto estetico potrete scegliere tra la tradizione di una bella ceramica o l'innovatività di un gres porcellanato.

Ora lo farete con maggiore consapevolezza!


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